Un’opera in ceramica e una stele ritrovata: così via San Fermo e salita degli Angeli riscoprono la memoria

Mattinata speciale tra via San Fermo e salita degli Angeli, dove è stata posizionata una forcella in ceramica raku realizzata dall’artista Gioela Suardi. Intanto, grazie a una cena di beneficenza, è stata restaurata anche la stele dedicata al mazziniano Antonio Gavotti

Un gesto d’arte, un ringraziamento al quartiere e un recupero della memoria storica. È una doppia iniziativa quella che il Comitato di Salita degli Angeli ha voluto condividere questa mattina, tra via San Fermo e salita degli Angeli, con due interventi diversi ma legati dallo stesso filo: restituire bellezza e significato a luoghi che parlano ancora alla città.

In via San Fermo è stata infatti collocata un’opera raffigurante San Giorgio dell’artista bergamasca Gioela Suardi, che l’ha realizzata in ceramica raku con la collaborazione di Angelo Biffi, anche lui di Bergamo. L’opera è stata posizionata su un muro di proprietà della famiglia Amore, che il comitato ha voluto ringraziare pubblicamente per la disponibilità. Alla mattinata erano presenti la presidente del Comitato di Salita degli Angeli Cristina Parisi e la vicepresidente Antonella Racca, che ha curato il contatto con l’artista.
Accanto all’intervento artistico, il comitato ha ricordato anche un’altra iniziativa portata a termine nelle stesse settimane, questa volta sul fronte del recupero storico. Con il ricavato di una cena di beneficenza organizzata da Antonella Racca, Andrea Ferrari e Andrea Giambelli è stata infatti restaurata la stele in marmo dedicata ad Antonio Gavotti, collocata in salita degli Angeli all’altezza del civico 66. Il restauro è stato affidato a Emilia Bruzzo.
La figura di Antonio Gavotti resta profondamente legata alla storia risorgimentale. Maestro di scherma, patriota e aderente alla Giovine Italia, fu condannato dal Consiglio di Guerra di Genova, allora espressione del Regno di Sardegna, per attività sediziose e fucilato alla schiena, con quella che all’epoca veniva considerata una “condanna a morte ignominiosa”. Tra il 1830 e il 1833 la sua sala d’armi era un importante centro di cospirazione repubblicana frequentato da Giuseppe Mazzini. Il recupero della stele non è quindi soltanto un intervento conservativo, ma anche un modo per riportare alla luce una vicenda che appartiene alla memoria più profonda della città.
IL TESTO DELLA LAPIDE
Antonio Gavotto, genovese di nobile stirpe, maestro d’armi nell’esercito sardo, sacrò la sua vita alla fede nascente della Giovine Italia. Fu questa prova solenne d’animo fiero, perché l’atto patriottico si puniva di morte. Cadde fucilato alla Cava il 15 giugno 1833. Ma in quell’ora tremenda, divinando il futuro, sorrise al destino, fidente nel supremo riscatto morale, civile, politico di tutte le genti italiane, voto e sospiro già in parte avverato di tanti martiri illustri. La Fratellanza Artigiana Genovese, a memoria, ad esempio, poneva il 9 dicembre 1883.
Tra arte contemporanea e memoria storica, il lavoro del Comitato di Salita degli Angeli prova così a lasciare un segno concreto nello spazio urbano, trasformando una strada e un angolo del quartiere in un luogo ancora più ricco di significato.
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